Un universo in continua evoluzione
Parlare di formazione e farsi comprendere non è facile, eppure è evidente a tutti che essa è vitale per il futuro della professione e che la professione del parrucchiere può essere un'opportunità gratificante per molti giovani.

di Gianfranco Bordoni

 
     
 

Due sono le ragioni principali che fanno della formazione un argomento complesso: la prima è che a volte si tende a considerare formazione anche ciò che non lo è, la seconda che la materia è regolata da leggi Regionali, le quali possono cambiare da regione a regione.

Non va dimenticato, inoltre, che la recente riforma scolastica (nota come legge "Moratti") quando sarà in vigore imporrà il prolungamento della scuola dell'obbligo fino al primo biennio del liceo per cui i ragazzi saranno disponibili per la scuola di specializzazione solo dai 17 anni, e che questa materia passerà di competenza delle Province. Alcune Regioni si sono già allineate, altre no.

Se a tutto questo aggiungiamo il fatto che esistono centinaia di scuole di ogni tipo e dimensione possiamo ben comprendere come i genitori - soprattutto se con altre esperienze professionali - si sentano disorientati ed insicuri quando la scelta dei figli si orienta verso la professione di acconciatore.

Chi sceglie di fare il parrucchiere è certamente una persona creativa che si trova più a suo agio con ciò che impegna le proprie mani piuttosto che con tanti libri: avrà quindi fretta di applicarsi nella pratica della professione e possibilmente nel proprio salone, cioè essere titolare di una licenza.

Per arrivare a questo ha due strade: iniziare un percorso di apprendistato della durata di cinque anni presso un salone (se supera i 29 anni possono essere ridotti a due), oppure frequentare una scuola per ottenere un diploma con valore legale, che da diritto ad essere titolare di una licenza. Le scuole idonee a ciò sono quelle pubbliche ovvero Regionali, pressochè gratuite.

I corsi, della durata di tre anni, coprono sia gli argomenti squisitamente tecnici come taglio, acconciatura, colore e permanente sia quelli di cultura generale come, cultura professionale, contabilità, igiene, educazione civica e lingua straniera. Accanto alle scuole regionali ci sono scuole private, quindi a pagamento, i cui corsi vengono riconosciuti dalla Regione. I programmi devono essere sottoposti a quest'ultima che li approva e, durante l'anno, controlla che vengano rispettati. In ogni caso, non possono differire da quelli della Scuola Pubblica. La durata dei corsi è di circa 1600 ore, normalmente spalmate su due anni anche se in alcuni casi possono diventare tre. L'esame finale è sostenuto davanti ad una Commissione esterna formata da un Presidente per la regione, un rappresentante del Ministero della Pubblica Istruzione, uno dei datori di lavoro, uno dell'Organizzazione sindacale, uno dei datori di lavoro, il Direttore della Scuola e due insegnanti interni ed infine un rappresentante dei Maestri del lavoro.

Accanto alle Scuole - ma non in alternativa - ci sono le Accademie, totalmente private e non controllate dalla Regione, per cui i loro attestati non hanno valore legale: svolgono un loro programma all'interno del quale i loro corsi possono durare diversi anni, perché per lo più frequentate da chi già lavora nel tempo libero. Queste Accademie sono gestite da Associazioni di parrucchieri, da gruppi, da aziende e da parrucchieri leaders. Nei loro programmi normalmente non sono previste materie di cultura generale ma appaiono concetti di comunicazione, marketing e quanto necessario per la gestione del salone.

Non va dimenticato che la professione del parrucchiere non è statica, la moda cambia due volte l'anno e se non si rimane aggiornati si possono correre dei grossi rischi. La formazione di base va quindi integrata con un costante aggiornamento. Hanno questa funzione i corsi brevi di pochi giorni, condotti da aziende qualificate anche a livello internazionale, che possono dare al giovane parrucchiere una visione di largo respiro e permettergli di migliorare sempre più.
Un discorso a parte va fatto per shows, dimostrazioni e quant'altro similare. Qualcuno tende a considerare anche queste attività come formazione. Va però chiarito che per imparare è necessario vedere, sentire, fare ed essere valutati; se manca una di queste funzioni non si può più parlare di formazione ma piuttosto di informazione, intrattenimento etc.
Non si può certo negare che partecipare alla performance di un bravo stilista sia molto utile e spesso divertente ma, per poter far tesoro degli spunti offerti, occorre innanzitutto una buona cultura professionale di base.
Concludendo i mezzi per una buona formazione esistono; basta saperli utilizzare al meglio senza scorciatoie.

Chi volesse maggiori informazioni ci scriva saremo lieti rispondere…

 
 
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